lunedì 26 settembre 2011

Rompere bicchieri

"Allora liberai una delle mie mani, presi un bicchiere e lo spostai sul bordo del tavolo.
– Cadrà – disse lui.
– Proprio così. Voglio che tu lo faccia cadere.
– Rompere un bicchiere?
Sì, rompere un bicchiere. Un gesto apparentemente semplice, ma che implicava certi terrori che non riusciremo mai a comprendere bene. Cosa c’è di sbagliato nel rompere un bicchiere di poco valore – quando a tutti è capitato di farlo nella vita?
– Rompere un bicchiere? – ripetè lui. – Perché?
– Potrei darti varie spiegazioni – risposi. - Ma, in realtà, è solo per romperlo.
– Per te?
– Ovviamente no.
Guardava il bicchiere di vetro sul bordo del tavolo – preoccupato che cadesse.
“È un rito di passaggio, come dici anche tu”, mi venne voglia di dirgli. “È ciò che è proibito. I bicchieri non si rompono di proposito. Quando entriamo in un ristorante, o anche quando siamo a casa, stiamo attenti a che i bicchieri non finiscano sul bordo del tavolo. Il nostro universo esige da noi che si faccia attenzione a che i bicchieri non cadano a terra.
Eppure - continuai a pensare - se involontariamente li rompiamo, ci accorgiamo che non era poi così tanto grave. Il cameriere dice “non ha importanza”, e a me non è mai capitato di vedere che un bicchiere rotto venisse incluso nel conto di un ristorante. Rompere bicchieri fa parte della vita, e non causiamo alcun danno a noi, al ristorante, o al prossimo.
Diedi uno spinta al tavolo. Il bicchiere ondeggiò, ma non cadde.
– Attenzione! – esclamò lui, istintivamente.
– Rompi il bicchiere – insistetti.
Rompi questo bicchiere, pensavo fra me e me, perché è un gesto simbolico. Cerca di capire che io, dentro di me, ho rotto cose ben più importanti di un bicchiere, e ne sono felice. Pensa alla tua lotta interiore e rompi questo bicchiere.
Perché i nostri genitori ci hanno insegnato a fare attenzione con i bicchieri, e con i corpi. Ci hanno insegnato che le passioni dell’infanzia sono impossibili, che non si devono allontanare gli uomini dal sacerdozio, che gli uomini non fanno miracoli, e che nessuno parte per un viaggio senza conoscere la meta.
Rompi questo bicchiere, ti prego – e liberaci da tutti questi maledetti concetti, da questa mania che tutto si deve spiegare e che si deve fare solo quello che gli altri approvano.
– Rompi questo bicchiere – lo pregai ancora una volta.
Fissò i suoi occhi nei miei. Poi, lentamente, fece scivolare la mano sul ripiano del tavolo, fino a sfiorare il bicchiere. Con un movimento rapido, lo fece cadere a terra.
Il rumore del vetro che andava in frantumi attirò l’attenzione di tutti. Invece di dissimulare il gesto con una richiesta di scuse, lui mi guardava sorridendo – e io ricambiavo il suo sorriso.
– Non ha importanza – esclamò il giovane che serviva ai tavoli."


Paulo Cohelo, "Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto"


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Ho sempre tenuto in grande considerazione questo passo.
Lo lessi 7 /8 (Mah... per me le date sono sempre un dilemma...) anni fa, allora per me fu una rivelazione.
Tutto era di cristallo, intorno a me. Questo scritto innescò una reazione devastante di lucida e implacabile distruzione di bicchieri. Niente che non fosse quanto meno resistente sarebbe sopravvissuto.
Ho operato una strage consapevole di tutto quello che di instabile e sottile orpello mi legasse mani, gambe e azioni, impedendomi ogni cosa, costringendomi all'immobilità circostanziale.

E' rimasto poi in piedi ciò che doveva.
E nello spazio fatto ho incominciato finalmente a guardare verso le direzioni in cui volevo andare, e ci sono andata.

Adesso ho invece rotto degli equilibri con inconsapevolezza
e il senso di colpa è arrivato immediato.
Ma poi se fossero stati "equilibri", si sarebbero spezzati con tanta fretta?

A volte capitano cose che proprio non t'aspettavi, e tutta l'immagine del tuo mondo cambia.
Nell'assoluto caos di questo periodo,
credo che dovrò riordinare il piano bar.

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